Duri e puri
Conosco Piero Ortalda da tempi non
sospetti. Diciamo dall'inizio degli Anni '90. Da quando in pochissimi
s'interessavano al TT, che soffriva un periodo di riflusso grave e, in Italia,
addirittura d'oscurantismo oltre che d'indifferenza. Piero già allora era uno
dei duri e puri innamorati dell'Isola di Man, uno di quelli decisi a non
mollare. Da allora le cose sono un po' cambiate. Adesso con la scusa che gli
sport estremi sono universalmente accettati e che il rischio calcolato non è una
follia ma un diritto, il TT è stato per dirlo alla Scalfari, "sdoganato". E la
parte pratica e prosaica di questa bella teoria è che in videocassetta, in dvd,
nei libri e negli articoli il TT, in dosi
sapientemente servite, per certi versi "tira" di più del motomondiale. Voglio
sperare non perché la sua pericolosità maledetta sia capace di suscitare
attenzioni morbose altrove non più possibili. No, non è l'"amor mortis"
freudiano ad attirare i fans. Piuttosto credo che nel TT molti neofiti riescano
a trovare quello che nel motomondiale (ma anche nella F.1 automobilistica) è
ormai irrimediabilmente perduto. Storie vere, di uomini altrettanto veri. Di
Sport a 24 carati. È per questo che quando Piero mi ha chiesto di fare qualcosa
per il suo sito, ho subito cercato la tastiera, per inviargli queste righe e,
con due repentini copia-incolla, anche un paio dei quaranta capitoli del mio
libro "Tourist Trophy - la corsa proibita". Così, giusto per darvi un idea di
come e perché si diventa duri e puri.
Mario Donnini
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