IL PAESE DEI BALOCCHI
E’ sera a Douglas, la giornata è stata scintillante di sole, il cielo azzurro, il verde dei prati intenso; nelle strade orde di moto sciamano sotto lo sguardo indulgente dei bobbies e della gente fuori dai pubs. Ovunque odore di chips, di benzina bruciata, di fiumi di birra; rumori di burn out, risate e ambulanze.
Facciamo un giro del Mountain, l’aria è fresca e colorata dal tramonto.
Giu’ per Bray Hill, giriamo a destra verso Braddan, lasciamo all’esterno la chiesa austera e grigia. Le marce una dietro l’altra, senza esagerare, via, verso Union Mills, Ballacraine, Glen Helen, il motore gira liscio, Kirk Michael… Siamo a Ramsey, si sale verso la montagna: l’aria è fredda, nel rosso della sera si intravedono case bellissime. All’improvviso, in fondo al rettilineo il pub di Creg ny Baa e dietro il mare azzurro, ancora giu’ verso Governor’s, e poi l’arrivo…
Nelle orecchie come un rombo, mi sembra di sentire la Honda sei di Mike, la MV di Ago, il ruggito della RC30 di Dunlop…in quelle strade ancora uguali dopo cento anni, è passata la vera storia della moto!
E’ difficile spiegare cosa si prova a Man, se non ci sei mai stato.
Io ci sono stato due volte, e quest’anno alla North West 200: in moto insieme a mia moglie, che divide con me questa passione del road racing.
Da anni non vado a farmi rapinare al Mugello: non si possono spendere 100 euro per vedere le moto passare a 50 metri di distanza. Lassu’ a Man le moto ti passano a 300 all’ora a 50 centimetri! Se vado al paddock non pago e posso parlare anche con Mc Guinness. Se incontro Paul Owen e gli parlo di come passava forte a Bishop Court con la Honda 250 nel Senior TT, lui mi regala un portachiavi del suo sponsor.
Lo so, In queste gare si muore facile, ci vuole fegato e pazzia. Ma questa gente, che fa 6 giri a 200 di media per quasi 360 kilometri, non parla mai di chattering, di gomme e non trova scuse: stringe la mano all’avversario, gli fa i complimenti, non lo odia come fanno le “slot machines” della Motogp.
In questo mondo del politicamente corretto, è osceno che un pilota muoia nelle gare su strada: la morte giusta è quella dei kamikaze e dei bombardamenti chirurgici.
Il fatto che il figlio di Robert Dunlop corra e vinca dopo due giorni dalla morte del padre mi disorienta ma nello stesso tempo mi affascina: cosa hanno nella testa questi piloti, eroi senza tempo di terre lontane e affascinanti?
Sono ormai abituato alle eterne filippiche di voi giornalisti politicamente corretti sulla sicurezza e l’anacronismo: non me ne importa: quando salgo sul traghetto destinazione Douglas mi sento come Pinocchio che segue il Gatto e la Volpe verso il paese dei Balocchi…eppoi le orecchie da asino mi donano!
Manlio Bartolini
Deiva Marina (SP)
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